paolo nori dice che uno prende e scrive una lettera di centosessanta pagine, poi la chiama romanzo. il commesso ti ha salutato chiamandoti per nome e tu per strada proprio non riuscivi a concepirlo, che sapesse come ti chiamavi. allora abbiamo passeggiato in piazza davanti al museo e ci siamo messi a ipotizzare come avesse fatto, perché tu eri proprio scosso. io ti ho detto che poteva averlo letto dagli scontrini del tuo bancomat, e tu hai detto che era assurdo. mi sono immaginata tipo questo commesso che di sera smonta il bancomat con le pinzette, tirando via tutte le viti, per cercare il rotolo degli scontrini, e pensa: ma lo sai che il tuo cognome mi fa pensare a una città di mare? quella città dove una volta all'anno fanno il carnevale e non é venezia, e ci sono i carri allegorici e le maschere. e tu dici che non ti potresti mai innamorare di uno che parla come lui, e penso a quanto potrebbe soffrire quel commesso se ti sentisse parlare così. invece a me questa cosa piaceva, mi avrebbe fatto sentire a casa se qualcuno mi avesse detto ciao gaia, anche se io non mi ero mai presentata, perché io non mi sono mai sentita veramente a casa in nessun posto. ti ho detto che prima o poi dovrai ricambiare qualche commesso che si innamora di te, e tu mi hai detto: sono sempre stato solo dalla sua parte. ma guarda che tanto arriva il giorno che fai lo stronzo e sei tu che devi fare la carne macinata delle altre persone. il macellaio la prende, la mette nel tritatutto e quella viene fuori a vermicelli rossi di carne. allora pensa se lo facessi con un cuore umano, col cuore del commesso: uscirebbero vermicelli del suo ventricolo destro, ventricolo sinistro, gli scontrini, i dischi che gli hai portato via, et ceterae.
• februray, mineral
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