ho molta invidia per le cose che catturano la tua attenzione e a me le lepri marzoline attraversano la strada - imparerei, per te, tutti i trucchi del circo, camminare su una corda o cose del genere, e non piangere se mi fai male - oggi ti ho sentito respirare in ogni cosa del mondo che ho, come diceva bevegnù, oggi ti ho visto fare il morto nella cioccolata. oggi ho visto gli sgoccioli e la pioggia, la pioggia che te la vorrei rovesciare addosso e dirti vivi,vivi,vivi nell'orecchio e dirti guardami guardami vedimi, e poi non lo so, sono stanca. fammi un regalo ogni tanto, dimmi che non sono in competizione con le maree lunari o con gli orsi o i pesci del pacifico, dimmi che ti fa bene parlare con me, dimmi: che la festa cominci! imparerei, per te, altri alfabeti e altre espressioni facciali, o altri modi di sanguinare, di correre, di respirare. tu però hai gli occhi altrove, hai lo sguardo rivolto ad altre finestre, diceva così la poesia, non è vero?
• chiedimi se sono felice, samuele bersani
domenica 31 gennaio 2010
170: guarda che hai un diamante infilato nella lingua
poi con le cose belle che mi hai detto ci farò la minestrina per il mio stomaco, e col cucchiaio tu assaggerai com'è di sale e se sale non c'è ce lo aggiungeremo noi. poi con i tuoi detersivi e i tuoi sedativi e i tuoi anestetici e i tuoi antibiotici darò i calmanti alla pancia quando non ci sei, e ascolterò la tua canzone perlomeno mille volte inventandomi le parole e alla fine imparandole per induzione - oggi c'è un sole che che te lo vorrei tirare giù dal cielo e ho un maglione verde pistacchio - i pistacchi, di certo, ti rotolerebbero nel colletto, come quando ti dico che andremo a berlino, o a vienna, o anche più a nord. oslo sì che sarebbe bella, perchè ho imparato che con te va bene pure il freddo, e sotto la grandine mi viene da ridere e la pioggia mi ricorda te e il cappotto è fradicio come le mie scarpe, come la mia testa e come le mutande, tanto - va beh - le mie uscite non sono mai romantiche.
• scanto di sirene, dente
• scanto di sirene, dente
sabato 30 gennaio 2010
169: branchie
posso farcela, perché ho imparato a usare il bisturi, e vestita di verde adesso ti vorrei aprire come il pesce quando si prepara il sushi - il cuore, i polmoni, il fegato, no non è una cosa carina ma temo che l'urgenza che raggroviglia le viscere tu non sappia bene come sia - che posso farcela, un due tre, posso anche imparare a ballare sulle punte, per dire, eccoti un ricordo: sono nuda sul tavolo della sala operatoria e il colore che va per la maggiore è il verde operazione un verde che non fa paura neanche agli alberi e - fitte fitte fitte fitte, aghi aghi aghi aghi, vieni a prendermi a termini con la pioggia che mi arriccia i capelli, vieni a prendermi con la pioggia, vieni a prendermi, per dio, che ho voglia di sbattere le ginocchia contro tutti gli angoli, e le gambe contro tutti gli spigoli, e gli urti che mi fanno i lividi, e questi capillari fragili e il sangue che non coagula bene, specialmente quando mi parli - e lacrime lacrime lacrime e le mie branchie che in qualche modo mi permetteranno di non affogare nella tua vasca da bagno che in qualche modo sarò un gatto, un gatto nero, e ballerò il sabba intorno al tuo ombelico, sono un pretino e prego, e tu sei il rosario che sgrano, e tra poco è giugno e suono il pianoforte e il mio tasto dolente, il mio tasto dolente, doremifasol, sono stonata e sono inadeguata e soprattutto soprattutto non ho nessun contratto di proprietà. promemoria.
• walking to winter, mineral
• walking to winter, mineral
168: chissà perché questa fretta
che si potrebbe star a litigar due ore sul fatto che io per te imparerei a sciare ma tu non te la senti di mangiare oltre la focaccia, e poi non vuoi disturbare, come se la pizza fosse un concetto inalienabile e immutabile - ma dai. sciogliti, sciogliti col lievito, sciogliti col vino, balla con me sul tavolo. non son capace, e chi se ne frega? non saper ballare é più divertente che saperlo fare - poi piove e i miei capelli si arricciano e in piazza quattro novembre barcolliamo verso il teatro e io mi copro con la sciarpa e vorrei tu fossi qui, farti leccare tutti gli scalini, farti leccare un po' di me, farti leccare le pietre del duomo, leccarti gli organi interni, leccarti lo stomaco, dirti tutte queste cose e farti arrossire le vene, i capillari, come quando parliamo e ti gira la testa e ti esce il sangue dal naso perché stiamo evidentemente andando troppo oltre. mi dici che il mio stomaco è un bel posto per dormire però poi non ti ci vuoi trattenere più di un tot. e le mie catene sono dei fiocchetti e tu sei bravo a sciogliere i nodi.
• via con me, paolo conte
• via con me, paolo conte
167: quando la lingua si dilunga qualcuno si dilegua
un bicchiere di chardonnay te lo vorrei proprio offrire, e porre fine alle tue influenze e alle tue partenze e con un metro giallo, tipo, tagliarlo a metà e così dimezzare anche le distanze che tipo questa notte, tipo, mi fanno male. che non è sempre possibile spogliarsi mettersi il pigiama scivolarti vicino nel buio della stanzetta - che è già febbraio, anima mia, senti come questi esami scorrono via, senti le cose che scorrono lente, senti questo vino fermo che fa un profumo della madonna, senti le attese, senti le offese, senti le poesie di carrieri che un giorno ti leggerò. e poi qualcosa come la febbre dovrebbe sconfiggerci - la febbre, rido, se non ci sconfigge la febbre o il freddo ti insegnerò il francese, se mi dirai più di due parole in croce allora potremo davvero andare da qualsiasi parte, se mi sorridi più del dovuto, credimi, non si fa male nessuno, e metti le mani a coppetta che così ti presto le noccioline. la cosa migliore che ho fatto questa settimana è stata stare nel reparto cartoleria del supermercato a ricomprare post it gialli, avevo un sorriso a forma di luna e mi son messa a ragionare con le misure - un quadratino giallo di dimensioni modeste sarà abbastanza per cucirti le viscere con le mie, vero? che se non ci sconfigge la paura, magari mi farai conoscere la tua lingua tutta intera.
• le vacanze dell'83, baustelle
• le vacanze dell'83, baustelle
venerdì 29 gennaio 2010
166: reparto macelleria
rido perché mi rendo conto che siamo arrivati a quel punto in cui abbiamo praticamente recitato avanti e ritroso tutto lo zanichelli diverse volte e adesso bisognerebbe solo fare le cose e adesso dovrei solo prepararti un tramezzino ah no che il tramezzino non ti piace dovrei solo cambiare le lenzuola e proteggerti dall'inverno che io all'inferno ci ho già bell'e che messo un piede insomma in parole povere - vorrei portarti a teatro con me. che siamo tutti abituati ai cali di tensione alla luce che va via all'elettricità che salta alle particelle nucleari ai malumori alle febbri alle fisse per i concerti - ai gatti, che sicuramente ero un gatto nella mia vita precedente. e adesso per esempio ti domanderei se i gatti son gelosi di altri gatti. che ci esce il sangue dal naso, perchè i globuli non reggono e il sistema immunitario, credimi, non è preparato - e non scherzo quando dico che qui è diventata una macelleria - che pezzo vuole, signore, sovraspalla o coscia? son ottocento grammi, che faccio, lascio?
• 505, arctic monkeys
• 505, arctic monkeys
giovedì 28 gennaio 2010
165: la devi smettere di darmi i pugni
beato te che non ti sconvolgi con niente, a me mi sembra di essere miele o burro spalmato sulle fette biscottate dell'ostello in cui ci svegliavamo a quindici anni - che quando mi saluti mi sembra sempre di aspettare sempre le gocce, mi sembra di avere di nuovo sei anni e sopportare il mal d'orecchie. mi sembra molto sbagliato sottovalutare il colore degli occhi delle persone, che le persone sono delle scatole e quello che ci trovi dentro è impossibile saperlo - stanotte finalmente sembra inverno, mi rendo conto che ho le mani cosparse di vaselina e non significa che ho trovato la chiave. beato te che non saluti mai e che non te la prendi se va via la corrente io per esempio non ne sarei capace io ad un certo punto c'ho l'ansia quella vera quella nera e c'ho dei sentimenti poco carini nei confronti della gente che ti pesta i piedi e di quella che ti abbraccia, io per esempio a volte c'ho questa cosa che parlo troppo e che dico troppo e che troppe volte ripeto sìsìsì, do le conferme, io, capito, come se per spiegare certe ovvietà ci vorrebbe una lavagnetta verde - e invece tu sei una goccia e io non ho mai imparato a bere e sì che ti lascio andare, sì che ti lascio stare, e sì che pretendere mi pare una parola così brutta ma del resto è inevitabile che per esempio son fatta peggio di fatta male e del resto forza di gravità, non c'è scampo rispetto alla forza di gravità.
• due gocce, dente
• due gocce, dente
mercoledì 27 gennaio 2010
164: lo scrivi o no il tuo romanzo eroti-co
sarei per esempio gelosa di tutte le cose che ti riguardano, ma per non pensarci ascolto delle canzoni commerciali, anzi solo una, ma che purtroppo mi ricorda te. che a quest'ora sarai a ridere con le tue amiche di vecchia data e io invece ho un malumore nuovo di zecca e non riesco a concentrarmi sulle parole stupide del teatro indiano e il velo di maya che dovrei scostare per guardarti negli occhi e dimenticarmi dei dispiaceri. vado a bollirmi nell'acqua come il polipo che si dimenava nella pentola in quei giorni passati d'estate, pensa - da te piove e qui invece c'è il sole, pensa quant'è sconclusionata questa conclusione, pensa a tutte le persone che ignorano il nostro dramatis personae - non me lo ricordo se in latino si dice così, ma tu da ubriaco intanto scrivi che ti manco e mi chiami anche per nome, come se le tragedie che studio non fossero abbastanza, come se fosse più o meno importante, come se andasse benissimo fare programmi a tema sul giorno della memoria e verso le quattro e mezzo nel buio tu mi dici sei la mia lolita.
• stand by me, john lennon
• stand by me, john lennon
martedì 26 gennaio 2010
163: ma naturalmente non l'abbiamo fatto
qualcuno andava a milano, qualcuno tornava, qualcuno a milano non era mai stato. in ogni caso mi mancavi e mi ero dimenticata di darti la marmellata di baci da portare via. in ogni caso a volte mi viene da chiederti quand'è successo che ci siamo sposati strafatti a las vegas oppure non eravamo noi, che ci siamo sposati nel parco col fuoco lo stereo e gli anellini d'erba e abbiamo spaventato le costellazioni a forma di caffettiera. in ogni caso mentre bevo una birra e non mi ricordo se é olandese, tedesca o belga - ed è la mia preferita, tu scrolli le spalle e dici che il tempo non è importante. te lo vorrei far vedere io, il tempo, presentartelo, ciao, lui è il tempo, e tu sei quello che mi ha invaso abusivamente lo stomaco, ciao, ciao, baci e saluti, abbracci, se ne avanzano, cose così. e salutami milano, tu che sei bravo.
• un giorno balordo, le luci della centrale elettrica
• un giorno balordo, le luci della centrale elettrica
162: uh-uh
crimini crimini che non abbiamo commesso, e il commesso oggi mi guarderà male se andrò a comprare la torta che si fa in un quarto d'ora. perché non ho tempo, e ho perso più o meno tutte le ragioni - perché come alice vedo un sacco di direzioni e i gatti hanno questi sorrisi un po' inquietanti e tu sei il cappellaio matto che mi versa il the. ci sarà tempo anche per queste correzioni, per i miei buchi sui pantaloni e per il ritorno dei boccioli sugli alberi - senti come piove invece adesso, senti che rumore fanno queste paroline lungo la gola che fa male, senti il primo giorno di questi ventunanni che freddo che fa - e siamo a meno quattro, sotto la neve, uh-uh-uhuhuh, come quando quella sera davanti al boldini a ferrara ti cantavo questa canzone ininterrottamente e tu non mi sopportavi, come quando avrei voluto farti io tutti i caffé del mondo, e tutti i nostri rientri nei parcheggi lontani, ti ricordi quanto abbiamo camminato, sempre, per tornare alla macchina?
• igloo, karen o
• igloo, karen o
161: il tuo addio e il mio nient'altro
mi sembra tutto tristemente attuale, mi sembra che dovevamo imparare a cantare, mi sembra che sono le quattro e mezza e sarebbe meglio andare - domani dal finestrino del treno ruba un pezzo dell'italia anche per me - sai credo di volerti ancora molto bene se penso che per te ho fatto dei tuffi carpiati e ho nascosto le cose e ora sei polverina di quella che attaccavo ai ritagli di carta quando andavo all'asilo e ora sei nel vento e nei gatti che passano per strada e ora ti farai crescere barba e capelli solo per divertirti a dirlo a me - sento tutto, capisco tutto, vedo tutto, e come festeggiamento per i ventunanni ho comprato un maglione verde, lei oggi era vestita di verde, e per colmare tutte le mancanze ho girato con in tasca un bastocino di carta che ha sopra il tuo profumo - nella rosa dei venti degli odori che non mi restano addosso chissà se anche tu scivolerai via chissà se mi senti mentre rido chissà se ti ricorderai delle parole che abbiamo tentato di mettere insieme e nell'incertezza vorrei cucirti una camicia di post it domani andrò alle poste e ai vecchietti del paese spiegherò quanto sei prezioso per me domani forse mi alzerò alle quattro la prima cosa che farò sarà piangere.
• nuotare a delfino, valentina dorme
• nuotare a delfino, valentina dorme
domenica 24 gennaio 2010
160: è bello
è bello il vento che ci tira contro è bello avere ventunanni tra un secondo è bello infondo fare tanti coriandoli delle parole che ci siamo detti. lunedì chiusin chiusino, martedì bucò l'ovino, mi ripeto delle filastrocche, la notte, ti ricordi, un anno fa - che poi mi hai invitato a cena con colorado café e tu facevi la pizza a mano e mi chiedevi di valutarti il sugo. come non fare mai il tifo per la maglietta che porto, ormai é una scommessa e domani farò benzina. il fiore di vent'anni ha perso tutti i petali e ti tirerò via i fili d'erba dai capelli e poi finirò per odiarti e per perdere con coscienza i particolari che conosco di te. ma tu dammi l'autenticità dei treni e roma termini sotto il sole d'agosto che adesso sarà gennaio e gli unici mesi che vedo roma sono questi - agosto e gennaio - e i miei cicli d'amore sono come le mestruazioni, ritardano quando non devono ritardare e quando arrivano tu sei nel mio letto che sbuffi e passiamo tutto il pomeriggio incazzati e mi tengo la pancia con le mani chissà se dal dolore o se dal ridere. ti prometto che domani ti sentirò nella sincerità del vino, tu lasciami sfogare in fondo, questo è l'unico posto in cui non devo vergognarmi se parlo da ubriaca anche quando sono sobria sto pensando di cancellare che tanto ho l'astuccio piena di gomme da cancellare, mi dicono.
• il mondo prima, tre allegri ragazzi morti
• il mondo prima, tre allegri ragazzi morti
159: poi siamo diventati grandi
tipi di smancerie che non vengono condivisi, sì, sorrido, abbiamo passato anche questi vent'anni e tu dopo tutto questo tempo non hai perso l'abitudine di urlare mentre soffio sulle candeline - la cera calda te la vorrei spalmare addosso, e costringerti a confidarmi tutti i tuoi segreti, farò la brava e ridurrò le parole da diciannovemila a più o meno dieci, oppure affilerò la spada contro i tuoi silenziassenzi, contro i tuoi algoritmi o i tuoi commenti granitici - siamo tra le stalagmiti e le stalattiti, siamo ancora a frasassi, io ho ancora nove anni, non è mai passato nemmeno un giorno, ci vuoi tu che ancora mi allacci le scarpe e mi fai vedere sempre le stesse cose, come un film. con grande amore mi hai detto che mi cucinerai pasta e rapi, con irresistibile entusiasmo probabilmente domani prenderò un treno e con l'insistenza dell'ariete sto cercando di aprirti con una chiave un po' troppo grande. con un sentimento che rasenta l'ossessione farò come con le alici, ti cercherò nelle pieghe della pasta fatta in casa, poi se esagero qualcuno mi dirà qualcosa, un calcio sotto al tavolo, un gomito contro le costole - mi basterebbe anche un tuo sorriso, mentre siamo a tavola, dall'altra parte della libreria, o distante, da una panchina molto verde, verdi i suoi occhi e ha un sorriso per me.
• quando ti sei addormentata, bugo
• quando ti sei addormentata, bugo
158: and it's contagious
e se non potrò avere un pezzettino della tua camicia mi accontenterò di questo pianoforte che suona alle due e mezza di notte mi accontenterò di sapere meglio di te le vie della città dove vivi mi renderò improvvisamente conto che siamo diventati marito e moglie e con semplicità impressionante ti direi ridendo caro mi passi il sale e tu allungheresti la cena che non ti piace al cane sotto al tavolo e io magari imparerò a sciare magari imparerò a scrivere a cantare a saltare a piedi pari dentro le pozzanghere maledetto te che mi hai fatto sentire come a primavera che mi ricordi di quando da bambina mi vestivo coi collant bianchi spessi che mi fai rintracciare la forza della pellicola e mi fai odiare la freddezza delle reflex - e se non potrò avere i giardini ti regalerò i pini e i pinoli e tipo se non ti accorgi che stasera ti addormenti nel mio stomaco significa che è andata davvero via la luce. vorrei riprendere a fare fotografie.
• us, regina spektor
• us, regina spektor
sabato 23 gennaio 2010
158: un giorno da santificare
tengo i nostri ricordi in una scatola che non ti ho mai fatto vedere, penso che sarà difficile riprenderci dalle maree, penso che sarà difficile dimenticare com'è rubare i sassi dalle piazze delle città più belle del mondo mentre tu ridi e mi dici che sono pazza, e quelle pietre mi sostengono i libri ancora oggi. penso che rivorrei tutto indietro, dal primo capitolo, mi mancano diverse cose sensibili di te anche se non ti basta, mi costruirò tante piccole croci e una corona di spine per chiederti scusa, dirò l'ave maria tutte le notti, mi chiederò se mangi, non mangi, mi preoccuperò dei tuoi futuri inverosimili, mangerò al cinese tenendo sempre un posto per te. ho ricordato la semplicità delle farfalle che si azzuffano d'amore in mezzo all'erba e tutte le volte che mi hai guardato facendomi sentire speciale - quando sei sceso la notte di capodanno a salvare le rane al posto mio, e tutte le volte che mi hai abbracciato. probabilmente questo è uno dei tanti motivi per cui queste giornate hanno perso il loro senso.
• if the world ends, guillemots
• if the world ends, guillemots
venerdì 22 gennaio 2010
157: mangio le tue mele e non vuoi niente in cambio
e mi rendo anche conto di aver preso forchetta e coltello e di averti aperto il corpo e averti distrutto la geografia degli organi interni. non è che non lo so. mangio lo yogurt del venerdì pomeriggio col cucchiaino d'argento che si arrugginisce a contatto con la mia saliva, e mi viene da ridere da sola a pensare che a fare finta di niente non ci vuole niente anche se è evidente, anche se è inutile, e tu nel frattempo mi chiedi di venirti a trovare a ravenna. come di solito mancano praticamente tre giorni al mio compleanno e probabilmente la cosa migliore che mi succederà sarà mangiare un pezzo di torta. compiangermi rimane la mia materia preferita, e sapevo che saremmo arrivati ad ascoltare certe canzoni, come no.
• i tuoi denti, artemoltobuffa
• i tuoi denti, artemoltobuffa
giovedì 21 gennaio 2010
156: un bellissimo spreco di tempo
penso che le persone tengano le distanze perché stare sulla stessa panchina è scomodo. così non ce l'avrò con te per le gomme da cancellare, e ti perdonderò per le cose che hai lasciato in sospeso - così forse in marzo scriverò qualcos'altro, oppure ti spedirò via posta i nuovi boccioli dei fiori. mi dici che hai ascoltato il primo dei due dischi che ti ho regalato - grazie per il vino bianco, grazie per il pranzo, grazie per il regalo di nataledicompleanno. per la trasparenza del vetro e della nostra amicizia e per farti prendere in giro per i tuoi nuovi baffetti hitleriani. mi sembra così stupido affaticarsi a trovare delle ragioni e non provarci nemmeno, a prendere i treni, e fare tanti cumuli di carta delle parole, e dimenticare, o fare fuoco - spero ti si incendino i pensieri, nel frattempo io mi sento un mucchietto di cenere leggera e tu mi hai soffiato via.
• glòsòli, sigur ròs
• glòsòli, sigur ròs
mercoledì 20 gennaio 2010
155: la prossima volta
lacrime lacrime non ce n'è mai abbastanza come non è mai abbastanza cazzeggiare il giorno prima di un esame più o meno importante facendo finta di niente - come non è mai abbastanza il tempo impiegato per pensare a cosa ti direi se fossi qui ancora per un minuto come pensare chissà come mi scriveresti in quella famosa lettera come pensare a quello che non mi scriverai mai. lacrime lacrime non ce n'è mai abbastanza e se mi volto indietro non mi rendo bene conto, fatico a realizzare gli spazi, le cose dette, fatico a dimenticare e tu ascolti canzoni che smentiscono ogni teoria. tu ascolti canzoni che ascolto anche io prima o poi ci incontreremo alla stazione e nelle cuffie avremo le stesse note prima o poi rileggerò tutti i libri di tondelli o imparerò a manipolare il codice html e tu prenderai una laurea per imparare a togliere i virus dal computer - non è mai abbastanza per dimenticare le cose, io mi sveglio tutti i giorni pensando fantasmi ci puoi morire se li lasci fare, come scrisse uno scrittore che non mi sta simpatico. tu intanto fai la corte alle canzoni che ho ascoltato ridendo insieme a te e adesso chissà se sei geloso delle mie fotografie e adesso c'è il sole, non comprenderò mai perché.
• perfect, smashing pumpkins
• perfect, smashing pumpkins
venerdì 15 gennaio 2010
154: la presunta libertà di gaia
dicevi da questa città ce ne dobbiamo andare tutti e due, dicevi. mi dice che ci incontreremo per le dieci e mezza e già mi prende il mal di testa se devo pensare a cosa mettermi per far sì che questa sera non mi faccia male la pancia come fa ora. poi ci daranno una laurea perché siamo davvero bravi a cambiare discorso, davvero bravi, davvero interessante che le copisterie impazziscano quando arrivo io, e mi torna in mente la supposta forza riguardo agli elettrodomestici, che adesso sono un po' più nervosi. e all'ombra della tua cucina arancione mi dici se magari un giorno di questi vengo a farti delle foto, poi mi dividi i capelli sulla fronte e dentro l'ascensore mi fai voltare, ma io ho ancora la fobia degli specchi. se mi guardo mi faccio un po' impressione, ma infondo va bene così, perché tu dici vedi che terrazzo grande? si vede il duomo.
• avere trent'anni, rocca
• avere trent'anni, rocca
lunedì 11 gennaio 2010
153: a parigi dici che non volano mosche
poi mi dice che morire senza soffrire ce lo dovremmo augurare tutti, che morire stando seduti ci metteremmo la firma. e il tavolo della cucina lo devo mettere a posto io, anche stamattina, che il pomeriggio ha un appuntamento con uno di sinalunga. e probabilmente la settimana prossima prenderò tutti i treni che partono dalla stazione e non mi importerà più niente del nostro mezzo amore o del segnalatore delle previsioni del tempo che comunque sbaglia sempre che ci dice che qui fanno sei gradi e c'è il sole, ma il sole non è vero che c'è. ochei, ti dico, che vuol dire più o meno ho capito che ci siamo semplicemente incontrati per strada, ah come stai, ah bene e lei, e stretti la mano convinti come due passanti che si scambiano volentieri le canzoni importanti. la devi smettere di darmi i pugni, volevo dirti, e nel frattempo lei scopre i radiohead e ascoltiamo creep praticamente ottantasei volte finché non le dico basta ti prego che questa canzone me la stai facendo odiare e lei dice ma questa o solo tutte? tutte, le dico. e poi urla e mi fa ballare il tavolo mentre cerco inutilmente di scrivere bene gli appunti, la sola cosa in cui sia precisa, la sola che mi venga bene in queste giornate che dicono di inizio gennaio; e mi dice dai lasciami stare che sono nervosa, come se gli altri qui fossero calmi. moltheni mette su un nuovo pezzo tremendamente bello e penso che sarebbe bello impararlo anche se ad aprile non andremo al concerto, il che mi fa un po' piangere e mi fa un po' venire voglia di rileggere dei libri abbastanza pesanti. intanto credo che oggi ascolterò tipo trecentoquaranta volte per combattere l'acne.
• petalo, moltheni
• petalo, moltheni
domenica 10 gennaio 2010
152: rovesciavo i suoi oggetti in giardino
io ti porterò le ortiche e tu in cambio mi restituirai le orchidee, e poco a poco mi ricorderò dell'ultima volta che ho visto la città innevata o l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore nell'erba, quelle in cui la vergogna era uno straccio rosso gettato a forza fuori dal finestrino, lontano, lontano, e vaffanculo. ma ho una pila di libri interminabile per tenere testa all'inverno e alla ferocia dell'analfabetismo, ho in regalo due o tre occasioni di nevrosi, ho un paio di tazze di caffè da prendere, una cosa che devo ancora imparare a fare: non aggiungere lo zucchero alle situazioni amare. poi come ultimo regalo ti farò leggere i libri degli anni settanta di mio padre, quelli con le sottolineature precise rosse, verdi o nere. come consolazione per i ventun'anni starò un pomeriggio intero nella vasca in apnea.
• sonnet, the verve
• sonnet, the verve
sabato 9 gennaio 2010
151: la questione neve
e sì, va benissimo, che ti scriverò delle lettere addosso, iniziando dalla a, ti dirò le cose fino alla zeta ti dirò scusa per favore no, ti dirò va bene. e sì, va benissimo, darò gli esami che non ho ancora dato, ti racconterò ancora della mostra dei futuristi a firenze quel giorno di pioggia, ti comprerò lo zucchero filato. e tu in cambio mi insegnerai a giocare a poker, mi risolverai ancora la questione neve, mi soppoterai, mi supporterai, mi porterai a fare un viaggio - non si cresce in nessun altro modo, solamente sbagliando - e lasciami paralizzato, amore. e lasciami ipnotizzato, amore.
• consequence, the notwist
• consequence, the notwist
150: cose da non fare al gatto
evidentemente è un periodo sfortunato, evidentemente, evidentemente sono inciampato e ho perso le scarpe - ho perso le scarpe o me le sono messe al contrario, la destra con la sinistra, la sinistra con la destra, evidentemente non ti ho dimostrato - evidentemente non sono andato abbastanza alla messa nè al mercato, evidentemente non ho parlato abbastanza col mio gatto o col mio psicologo o col mio professore di letteratura, evidentemente non ho letto netizsche con la giusta attenzione - ma io sì, me lo ricordo, quando quel giorno vi ho parlato di pirandello, in piedi di fronte a un indiscreto cancellare di matite e pennarelli, e stavo lì impalata a raccontarvi che siamo tutti matti - evidentemente da pirandello, voi, non avete imparato un cazzo.
• precipito, giorgio canali e rossofuoco
• precipito, giorgio canali e rossofuoco
venerdì 8 gennaio 2010
149: un giorno mi piaceranno gli smiths
per esempio adesso mi viene da andare a nascondermi sotto il piumone, non vedere nessuno non sentire nessuno basta andare via per sempre, addio. good times for a change.
• please, please, please let me get what i want, the smiths
• please, please, please let me get what i want, the smiths
giovedì 7 gennaio 2010
148: una giornata, sbagliata
oggi ho visto molta gente arrivare con delle valigie per mano: chissà dove andavano, chissà dove andavano. e nonostante tutto ti regalerò delle canzoni che ti colpiscano meglio di quelle che ti regaleranno gli altri, e poi ti scriverò a mano i loro testi perché parlare non é un caso e non é scontato. caro amico, come vedi a giorni alterni scrivo - due tre cinquecento volte, illudendomi di aver ripreso il ritmo illudendomi che illudendomi se chiedendomi perché, se perché ti sto aspettando o perché ho mangiato tutto il formaggio che c'era in frigo, e poi mi dici che sono tenera solo perchè faccio dei pensieri brutti/controproducenti. ferocemente solitario, tremendamente elegante.
• flower, eels
147: stonare con te i belle and sebastian
un po' meno dolce scoprire per esempio che ci siamo ritrovati solo per perderci, ed è indubbiamente divertente ascoltare le canzoni che, per dire, ti hanno regalato altri e non io. come quella volta che nonostante tutto sei andato in macchina a prendere il disco che avevi fatto nei giorni precedenti per me, proprio per me. e ti costava, darmelo, perché non mi amavi più, e a me invece pensa, faceva sorridere che tu ti fossi disturbato a scrivermi i sottotitoli in rosa. va benissimo così, anche avere per sempre gli stessi quattro o cinque ricordi e parlare all'infinito di quelli prendendoli dalle varie angolazioni - io ho letteralmente stuprato, i miei ricordi, suddetti ricordi li ho sodomizzati e presi e violentati e li ho riempiti di morsi e crocifissi e pugnalati e poi appesi al contrario e rivoltati come calzini e visti e rivisti rovinandone la pellicola, io ci ho scopato, con questi ricordi, ci ho riso e ci ho fatto la doccia insieme e insieme ci siamo bagnati e abbiamo guidato e poi sfiniti dopo aver giocato al massacro ci siamo addormentati. e ora per piacere non venirmi a chiedere come mai dovrei rimanerci male se a mezzanotte mi dici che te ne devi andare dopo che mi hai fatto prendere il libro dagli altri facendoli inclinare, e ora per piacere non venirmi a dire che dopo tutto questo tempo non ho ancora dimenticato.
• my wandering days are over, the sad snowman (belle and sebastian cover)
• my wandering days are over, the sad snowman (belle and sebastian cover)
martedì 5 gennaio 2010
146: fragole
del tipo che scenderò in strada e andrò al supermercato all'angolo, e comprerò la minestrina a lettere, e ancora cruda tu me la rovescerai addosso, e finirà tra le pieghe dell'inguine e finirà quest'inverno senza spine e finirà la roba da mangiare nel frigo, anzi è già finita, e non siamo mai andati a vedere il mare d'inverno, e non mi hai ancora portato ai lidi vicino a casa tua e la lettera enne non tornerà mai a posto. e non leggerò i libri che dovrei leggere ma tutt'altro come succede sempre, e non imparerò a fare palline di neve regolari e ti inviterò a dormire con me di notte dentro la feltrinelli e faremo finta di diverse sensibili cose e tornerò ad affrontare la tormenta dei moleskine e non mi taglierò i capelli e cambierò le lenzuola per il tuo arrivo e poi, forse, se ci riusciamo diventeremo due minuscoli pirana che nuotano in una minuscola pozzanghera e lasciami paralizzato, amore. lasciami ipnotizzato, amore.
• il suono del phon, miriam in siberia
• il suono del phon, miriam in siberia
lunedì 4 gennaio 2010
145: zero
e se ci mettessimo veramente di impegno non mi importerà della canzone dei blonde redhead che ti ho regalato, e mi dicono che il 31 in libreria si fa inventario, inventario dei tuoi occhi in cima alla scalinata di ferro battuto, inventario degli occhi del pesce per il sushi sventrato a poco prezzo, e il coraggio di non tagliarsi le dita, o la sua cucina verde ombra al punto giusto, i suoi gatti e i suoi cani oltre la finestra, i loro baci che mi sembravano esagerati, le stazioni radio, eccetera eccetera. anni di merda non mi dispiacerà lasciarvi andare se tu mi prometterai di volermi bene ancora, di cercarmi ancora, di fare per me una scelta accurata delle canzoni che devo sentire al buio, se correremo ancora per roma in due sul motorino, se stavolta cristo non voglia che finiremo a scopare sul tuo lettino a una piazza, se sputeremo dalla mole antonelliana se troverai il coraggio di presentarmi la tua fidanzata se modestamente e mestamente riuscirò a non far di tutto un dramma. non mi importa anni di merda se la gente continuerà a scrivere su wordpress o se la neve ci ostruirà le arterie o se faremo rime facili e ci ingrosseremo il fegato mangiando al cinese gatti e cani sventrati e se leggerò paolo nori ancora sul lettodivano di tua nonna mentre piango e tu per darti un disimpegno guardi la tv, se ti porterò le ortiche oppure no, e se imparerò a scrivere romanzi. davvero non mi importa, se non ci siamo amati - poteva anche finire con una serie di compromessi, potevamo scoprire, anni dopo, che non abbiamo più niente da dirci e tu sotto il castello di rivoli ti guardi le scarpe e non ti chiedi scusa se hai trovato guinzagli nuovi, tu non ti ricordi che a quindic'anni mi volevi tua con la maglietta delle porno riviste col codice a barre, non importa, davvero, se è finita che tu hai trovato altri passatempi e altre ragazze col bomber rosa, non importa che la vigilia di natale mi hai detto ti richiamo e non hai richiamato più - e delle piccole attese alla stazione ferroviaria scriverò un libro molto grande, immenso, racconterò di quando siamo andati ad abortire l'unico figlio che avevamo e di quando camminando per strada, semplicemente, ho scoperto il disco delle luci della centrale elettrica.
• communist daughter, neutral milk hotel
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