domenica 24 gennaio 2010

159: poi siamo diventati grandi

tipi di smancerie che non vengono condivisi, sì, sorrido, abbiamo passato anche questi vent'anni e tu dopo tutto questo tempo non hai perso l'abitudine di urlare mentre soffio sulle candeline - la cera calda te la vorrei spalmare addosso, e costringerti a confidarmi tutti i tuoi segreti, farò la brava e ridurrò le parole da diciannovemila a più o meno dieci, oppure affilerò la spada contro i tuoi silenziassenzi, contro i tuoi algoritmi o i tuoi commenti granitici - siamo tra le stalagmiti e le stalattiti, siamo ancora a frasassi, io ho ancora nove anni, non è mai passato nemmeno un giorno, ci vuoi tu che ancora mi allacci le scarpe e mi fai vedere sempre le stesse cose, come un film. con grande amore mi hai detto che mi cucinerai pasta e rapi, con irresistibile entusiasmo probabilmente domani prenderò un treno e con l'insistenza dell'ariete sto cercando di aprirti con una chiave un po' troppo grande. con un sentimento che rasenta l'ossessione farò come con le alici, ti cercherò nelle pieghe della pasta fatta in casa, poi se esagero qualcuno mi dirà qualcosa, un calcio sotto al tavolo, un gomito contro le costole - mi basterebbe anche un tuo sorriso, mentre siamo a tavola, dall'altra parte della libreria, o distante, da una panchina molto verde, verdi i suoi occhi e ha un sorriso per me. 

quando ti sei addormentata, bugo

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