io ti porterò le ortiche e tu in cambio mi restituirai le orchidee, e poco a poco mi ricorderò dell'ultima volta che ho visto la città innevata o l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore nell'erba, quelle in cui la vergogna era uno straccio rosso gettato a forza fuori dal finestrino, lontano, lontano, e vaffanculo. ma ho una pila di libri interminabile per tenere testa all'inverno e alla ferocia dell'analfabetismo, ho in regalo due o tre occasioni di nevrosi, ho un paio di tazze di caffè da prendere, una cosa che devo ancora imparare a fare: non aggiungere lo zucchero alle situazioni amare. poi come ultimo regalo ti farò leggere i libri degli anni settanta di mio padre, quelli con le sottolineature precise rosse, verdi o nere. come consolazione per i ventun'anni starò un pomeriggio intero nella vasca in apnea.
• sonnet, the verve
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