poi mi dice che morire senza soffrire ce lo dovremmo augurare tutti, che morire stando seduti ci metteremmo la firma. e il tavolo della cucina lo devo mettere a posto io, anche stamattina, che il pomeriggio ha un appuntamento con uno di sinalunga. e probabilmente la settimana prossima prenderò tutti i treni che partono dalla stazione e non mi importerà più niente del nostro mezzo amore o del segnalatore delle previsioni del tempo che comunque sbaglia sempre che ci dice che qui fanno sei gradi e c'è il sole, ma il sole non è vero che c'è. ochei, ti dico, che vuol dire più o meno ho capito che ci siamo semplicemente incontrati per strada, ah come stai, ah bene e lei, e stretti la mano convinti come due passanti che si scambiano volentieri le canzoni importanti. la devi smettere di darmi i pugni, volevo dirti, e nel frattempo lei scopre i radiohead e ascoltiamo creep praticamente ottantasei volte finché non le dico basta ti prego che questa canzone me la stai facendo odiare e lei dice ma questa o solo tutte? tutte, le dico. e poi urla e mi fa ballare il tavolo mentre cerco inutilmente di scrivere bene gli appunti, la sola cosa in cui sia precisa, la sola che mi venga bene in queste giornate che dicono di inizio gennaio; e mi dice dai lasciami stare che sono nervosa, come se gli altri qui fossero calmi. moltheni mette su un nuovo pezzo tremendamente bello e penso che sarebbe bello impararlo anche se ad aprile non andremo al concerto, il che mi fa un po' piangere e mi fa un po' venire voglia di rileggere dei libri abbastanza pesanti. intanto credo che oggi ascolterò tipo trecentoquaranta volte per combattere l'acne.
• petalo, moltheni
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