venerdì 15 gennaio 2010

154: la presunta libertà di gaia

dicevi da questa città ce ne dobbiamo andare tutti e due, dicevi. mi dice che ci incontreremo per le dieci e mezza e già mi prende il mal di testa se devo pensare a cosa mettermi per far sì che questa sera non mi faccia male la pancia come fa ora. poi ci daranno una laurea perché siamo davvero bravi a cambiare discorso, davvero bravi, davvero interessante che le copisterie impazziscano quando arrivo io, e mi torna in mente la supposta forza riguardo agli elettrodomestici, che adesso sono un po' più nervosi. e all'ombra della tua cucina arancione mi dici se magari un giorno di questi vengo a farti delle foto, poi mi dividi i capelli sulla fronte e dentro l'ascensore mi fai voltare, ma io ho ancora la fobia degli specchi. se mi guardo mi faccio un po' impressione, ma infondo va bene così, perché tu dici vedi che terrazzo grande? si vede il duomo.

avere trent'anni, rocca

1 commento:

  1. Volevo solo dirti che le tue parole sono graffi e carezze, e trattengono e strattonano l'anima, e mostrano e dimostrano stralci di una vita che è altrui in un altrove ma, un po', anche la mia, qui.

    E' stato bello inciampare in questo blog e in te.

    A.

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