lunedì 4 gennaio 2010

145: zero

e se ci mettessimo veramente di impegno non mi importerà della canzone dei blonde redhead che ti ho regalato, e mi dicono che il 31 in libreria si fa inventario, inventario dei tuoi occhi in cima alla scalinata di ferro battuto, inventario degli occhi del pesce per il sushi sventrato a poco prezzo, e il coraggio di non tagliarsi le dita, o la sua cucina verde ombra al punto giusto, i suoi gatti e i suoi cani oltre la finestra, i loro baci che mi sembravano esagerati, le stazioni radio, eccetera eccetera. anni di merda non mi dispiacerà lasciarvi andare se  tu mi prometterai di volermi bene ancora, di cercarmi ancora, di fare per me una scelta accurata delle canzoni che devo sentire al buio, se correremo ancora per roma in due sul motorino, se stavolta cristo non voglia che finiremo a scopare sul tuo lettino a una piazza, se sputeremo dalla mole antonelliana se troverai il coraggio di presentarmi la tua fidanzata se modestamente e mestamente riuscirò a non far di tutto un dramma. non mi importa anni di merda se la gente continuerà a scrivere su wordpress o se la neve ci ostruirà le arterie o se faremo rime facili e ci ingrosseremo il fegato mangiando al cinese gatti e cani sventrati e se leggerò paolo nori ancora sul lettodivano di tua nonna mentre piango e tu per darti un disimpegno guardi la tv, se ti porterò le ortiche oppure no, e se imparerò a scrivere romanzi. davvero non mi importa, se non ci siamo amati - poteva anche finire con una serie di compromessi, potevamo scoprire, anni dopo, che non abbiamo più niente da dirci e tu sotto il castello di rivoli ti guardi le scarpe e non ti chiedi scusa se hai trovato guinzagli nuovi, tu non ti ricordi che a quindic'anni mi volevi tua con la maglietta delle porno riviste col codice a barre, non importa, davvero, se è finita che tu hai trovato altri passatempi e altre ragazze col bomber rosa, non importa che la vigilia di natale mi hai detto ti richiamo e non hai richiamato più - e delle piccole attese alla stazione ferroviaria scriverò un libro molto grande, immenso, racconterò di quando siamo andati ad abortire l'unico figlio che avevamo e di quando camminando per strada, semplicemente, ho scoperto il disco delle luci della centrale elettrica.



communist daughter, neutral milk hotel

3 commenti:

  1.  tu mi emozioni. 
    punto.
    che altro c'è da dire?

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  2. Ho trovato un tuo commento sul mio vecchi blog.
    Piacere di averti ritrovato mia dolce anonima

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