che si potrebbe star a litigar due ore sul fatto che io per te imparerei a sciare ma tu non te la senti di mangiare oltre la focaccia, e poi non vuoi disturbare, come se la pizza fosse un concetto inalienabile e immutabile - ma dai. sciogliti, sciogliti col lievito, sciogliti col vino, balla con me sul tavolo. non son capace, e chi se ne frega? non saper ballare é più divertente che saperlo fare - poi piove e i miei capelli si arricciano e in piazza quattro novembre barcolliamo verso il teatro e io mi copro con la sciarpa e vorrei tu fossi qui, farti leccare tutti gli scalini, farti leccare un po' di me, farti leccare le pietre del duomo, leccarti gli organi interni, leccarti lo stomaco, dirti tutte queste cose e farti arrossire le vene, i capillari, come quando parliamo e ti gira la testa e ti esce il sangue dal naso perché stiamo evidentemente andando troppo oltre. mi dici che il mio stomaco è un bel posto per dormire però poi non ti ci vuoi trattenere più di un tot. e le mie catene sono dei fiocchetti e tu sei bravo a sciogliere i nodi.
• via con me, paolo conte
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